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Settembre 24, 2026 by Arcadia

Errori nel PEF: la checklist del commissario di gara in 10 punti

Chi valuta i piani economico finanziari in commissione di gara vede ripetersi sempre gli stessi errori. Non si tratta quasi mai di problemi di merito del progetto, ma di incoerenze tecniche che rendono il PEF asseverato poco credibile, fanno perdere punti nella valutazione dell’offerta o, nei casi peggiori, espongono l’operatore all’esclusione.

Questa checklist nasce dall’esperienza del dott. Eugenio Sigismondi, che da 21 anni si occupa di PEF, con il suo team ne assevera oltre 400 l’anno ed è commissario di gara nella valutazione di proposte in finanza di progetto. Sono i dieci controlli da fare prima di inviare il piano all’asseverazione del PEF e prima di caricarlo in piattaforma.

1. I tre prospetti non quadrano tra loro

È l’errore più frequente in assoluto. Conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario devono essere collegati: l’utile del conto economico deve alimentare il patrimonio netto, la variazione di cassa del rendiconto deve corrispondere a quella dello stato patrimoniale, e l’attivo deve essere uguale al passivo in ogni anno di piano. Un bilancio che non quadra anche di pochi euro è il primo segnale che il modello contiene formule rotte.

Controllo rapido: inserire una riga di verifica “attivo meno passivo” per ogni anno. Deve essere zero per tutta la durata della concessione.

2. Relazione e modello raccontano due storie diverse

La relazione illustrativa dice che i ricavi crescono dell’1,5% annuo, il foglio di calcolo applica il 2%. La relazione indica un investimento di 4,2 milioni, il quadro economico ne riporta 4,35. Sono incoerenze che una commissione nota subito e che minano la credibilità dell’intera offerta.

Controllo rapido: estrarre dalla relazione tutti i numeri citati e verificarli uno per uno contro il modello.

3. Il PEF non corrisponde alla bozza di convenzione

Durata della concessione, canone a favore dell’ente, tariffe, contributo pubblico, tempi di costruzione: tutto ciò che è scritto nella convenzione deve trovarsi identico nel PEF. Una durata di 25 anni in convenzione e un piano costruito su 27 è un errore che si vede ancora troppo spesso.

4. TIR calcolato sui flussi sbagliati

Il TIR di progetto va calcolato sui flussi di cassa operativi al netto degli investimenti, prima della struttura finanziaria. Il TIR dell’azionista va calcolato sui flussi disponibili per i soci: versamenti di capitale in uscita, dividendi e rimborsi in entrata. Mescolare i due, o includere gli oneri finanziari nel TIR di progetto, porta a indicatori che non significano nulla.

5. DSCR gonfiato

Il DSCR misura la capacità dei flussi di cassa di coprire il servizio del debito, cioè quota capitale più interessi. Due errori tipici: considerare flussi che in realtà non sono disponibili (per esempio perché destinati a riserve obbligatorie) e calcolare l’indicatore anche negli anni in cui il debito non è ancora in ammortamento. Il risultato è un DSCR minimo rassicurante che non regge a una verifica.

6. IVA trattata in modo incoerente

Nella fase di costruzione l’IVA sugli investimenti genera un fabbisogno finanziario che va coperto, di solito con una linea IVA dedicata, e poi recuperato. Molti PEF la ignorano del tutto, o la inseriscono nei costi. In entrambi i casi il fabbisogno di cassa dei primi anni risulta sottostimato.

7. Imposte calcolate a forfait

Applicare un’aliquota fissa all’utile ante imposte sembra una semplificazione innocua, ma ignora le perdite fiscali pregresse dei primi anni, la deducibilità limitata degli interessi passivi e l’IRAP. Su concessioni lunghe l’errore cumulato può spostare in modo significativo il TIR dell’azionista.

8. Ammortamenti che non seguono la durata della concessione

I beni devoluti all’ente alla scadenza vanno ammortizzati entro la durata della concessione. Usare le aliquote ordinarie, che porterebbero l’ammortamento oltre la scadenza, lascia un valore residuo che il concessionario non recupererà mai. Se è previsto un valore di subentro, va indicato in modo esplicito e coerente con la convenzione.

9. Rischio operativo non trasferito

Nelle concessioni il rischio operativo deve restare in capo al concessionario. Un PEF in cui i ricavi sono interamente garantiti da un canone fisso dell’ente, senza alcuna variabilità legata alla domanda o alla disponibilità del servizio, può far sorgere dubbi sulla qualificazione stessa dell’operazione. La matrice dei rischi e le ipotesi del piano devono essere coerenti.

10. Nessuna analisi di sensitività

Un piano che funziona solo nello scenario base è un piano fragile. Una commissione attenta si chiede cosa succede se i ricavi calano del 10% o se i tassi salgono di un punto. Presentare già nella relazione due o tre scenari di sensitività, con l’effetto su TIR e DSCR, rafforza molto la solidità percepita dell’offerta.

Un errore di tempistica, non di calcolo

C’è infine un errore che non riguarda i numeri: arrivare a ridosso della scadenza senza il PEF asseverato. Quando il disciplinare richiede il piano asseverato come parte dell’offerta economica, la sua mancanza non è sanabile con il soccorso istruttorio, come ha ribadito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 917/2026. Conviene pianificare l’asseverazione con almeno una settimana di margine.

Come lavoriamo su questi punti

Nella nostra attività di asseverazione verifichiamo sistematicamente tutti e dieci i punti e segnaliamo i rilievi al cliente prima del rilascio, così da correggerli in tempo utile. Se il piano non è ancora pronto, possiamo intervenire già nella fase di redazione del PEF.

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Filed Under: News

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